Voi mi capite, perché mi conoscete.

Oggi, dopo una lunga giornata, parlavo con una signora volontaria della Croce Rossa e le dicevo:

«Sai, spesso io guardo oltre la povertà.
Vedo quello che noi, nel nostro primo mondo, abbiamo lentamente perduto.»

Sono cresciuto in una famiglia grande e modesta.
E spesso eravamo insieme proprio così, come in quella foto:
seduti, vicini, senza bisogno di molto.
Una parola, una risata, uno sguardo.

Forse è per questo che, a volte, sento che la mia casa è più qui.

È qui, dove mi fermo.
Dove mi siedo a parlare con le persone,
dove si ride senza un motivo,
solo per ridere.
Solo per un attimo incrociare gli occhi dell’altro
e riconoscersi, anche senza parlare la stessa lingua.

A volte pensano che io sia strano.

Ma chi se ne frega.

Se non ho tempo per fermarmi davanti a una famiglia,
per ascoltare una bambina che ride,
per condividere quel piccolo momento di vita,
allora forse ho capito poco della vita che mi è stata donata.

E allora resto.

Condivido quel sorriso.
Quegli occhi.
Quella risata che per un istante non conosce povertà, confini o differenze.

E forse è proprio lì che incontro dio.

Nel sorriso di una bambina.
Negli occhi di uno sconosciuto.
In una risata condivisa senza motivo.

E dio, allora, abbraccia me.
E abbraccia voi.


2026
09
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mz