Buondì passi di un nuovo giorno, immergere gli occhi nel verde , aprire la porta e respirare il mondo nella sua essenza più profonda, nella natura viva .
Sento gli uccelli e in lontananza le onde del mare si infrangono sulle interminabili spiagge.
Un altro giorno a Trincomalee, in questa costa est del paese delle contraddizioni, bella gente che fa guerra, gente cosi tranquilla che esprime il suo disappunto con la forza, e la forza più violenta, quella del ferro.
Respiro vita e morte, un pó come in ospedale, dove un uomo sorride ed è felice perché divenuto per la prima volta padre e poi poco dopo una donna piange sua madre che torna in Cielo, così io felice per i sorrisi dei bambini imbiancati dalle divise di scuola e poi dietro , l’infinita tristezza di quel ferro che chiama morte in un ragazzo che forse non ha nemmeno 20anni, ma che si sente uomo , ma invece manichino e burattino in verde morte.
Cosi tutta la giornata va avanti come pendolo , che si sposta dalla felicità alla sofferenza con il suo moto perpetuo, che sballotta i miei sentimenti e sento il frastuono della vita , come onda su uno scoglio, come mare in tempesta, come valanga in piena montagna. Accorgersi di essere vivo e sentire la vita quasi appesa e cosi la mente a volte torna alla mia città , non meno bella e incomprensibile.
Questa settimana si andrà verso la parte sud del distretto, dove ancora famiglie ritornano dopo mesi a girovagare e scappare dal suono muto degli spari, da quel cupo rumore di un missile che si infrange in terra, dal doversi sempre nascondere in buche, un po’ come i granchi , ma con la dignità ormai strappata di esseri umani.
Quando vado in questi villaggi, in questi campeggi arrangiati, in questi posti dimenticati guardo in giro e cerco gli occhi dei bambini, quelli che non hanno mai avuto colpa, quelli a cui si chiede , “ma da dove vieni?” e ti indicano una tenda o una semplice stuoia su quattro rami, quei bambini che non hanno mai visto casa, quei bambini che ancora appesi alle proprie madri, nascono senza nemmeno una identità.
Cari amici, dobbiamo gridare e dare voce a chi non ha tempo di gridare alla propria dignitá perché distratto dal dover sopravvivere, dobbiamo portare pace a questa nostra terra, dobbiamo ricordare ai nostri figli che nessuna violenza salverà il mondo, dobbiamo alzarci in piedi.
Ora vi saluto tutti con un grande abbraccio e che Dio vi benedica.
Vostro amico

