La paura e’ quella linea sottile che lega la vita alla morte.
In questa consapevolezza guardo e medito su quello che e’ successo.
La mia scelta di vita e’ molto piu’ consapevole che in un attimo possiamo essere legati a Dio, e che solo per Sua volonta’ riusciamo ancora a parlare e discutere con gli amici di una vita terrena più che straordinaria.
Ho paura come ogni comune mortale che sappia apprezzare la vita come il più bel dono, ma io ho voglia di andare avanti e di finire ciò che è la mia missione di vita,di stare al fianco di chi soffre, di far diventare questo mondo un posto degno per tutti, e poter un giorno raccontare ai miei figli, del mondo di ingiustizie e di guerre.
Io sono sognatore,realista e cosciente al tempo stesso, anche se spesso queste parole non vanno molto a braccetto.
In questa terra così lontana dalla mia casa,sia geograficamente che soprattutto culturalmente, non mi sono mai sentito ne accettato e nemmeno apprezzato, quasi stessi facendo questo per qualche recondito interesse. Tutto cio mi ha portato a rivedere il senso della mia missione e mi sono ritrovato a leggere due passi della Bibbia che mai come oggi li sento parte di me :
“Non esiste amore più grande che dare la vita per quelli che si amano” Gv:15.13
e
“Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete?” Lc:6,32
Io seguirò quello che tutti riterremo la cosa più giusta da fare,in questo momento quello che voglio ricordare che per quanto possa essere importante la mia vita, anche per me stesso, lo è altrettanto la vita di quelle persone che stanno morendo ogni giorno nel campo di Muhktar,e sono molte di più di una.


