Cari amici,
come in un quadro pieno di colori tenui, mi sono immerso nel magnifico paesaggio del nord dell’Afghanistan. Le parole non danno immensità alle immagini e nemmeno ai suoni del silenzio. Nuovamente libero di poter respirare la vita e felice di non essere tenuto al guinzaglio dall’insicurezza o da uno sparo.
Qui al nord c’è una pace che a Kandahar non ho mai potuto apprezzare, mi sento quasi un evaso e liberato dalla stessa gente che mi teneva in prigione.
Qui per strada ritrovi sorrisi e anche comprensione, sono stato nel Faryab che oltre la tristezza della guerra ha dovuto sopportare anche il terremoto.
Stiamo costruendo piccoli acquedotti e ristrutturando sorgenti, stiamo ridando vita a paesi ormai morti o dove la gente era costretta a galoppare un asino per ore prima di poter vedere un punto d’acqua degna di questo nome. Qui il problema dell’acqua e visto in maniera diversa dal sud, anche se c’è stata la siccità, il problema maggiore e che l’acqua non è potabile, è molto salina, per darvi un idea in alcuni punti assomiglia un pò a quella di mare. Qui si sono materializzati avanti ai miei occhi quelle teorie studiate all’università, l’amata gravità che ci permette di regalare speranza.
Qui nel Faryab i giorni trascorrono quasi senza accorgerti, la mattina tutti pronti in macchina per affrontare almeno 2-3 ore per arrivare al punto da visionare oppure per dare un occhio al procedere dei lavori. A volte si ha la tentazione di dormire nel field sotto una tenda che si affaccia su un magnifico paesaggio e respirare il sapore dei tempi antichi. La sole luce delle stelle a fare compagnia alle notti e il cinguettio di qualche uccello o lo schiamazzo di qualche bambino che gioca…. che voglia di rivivere in un mondo semplice. Ho visto bambini sorridere, tra le macerie di villaggi distrutti da un terremoto, ho visto bambini felici che in groppa ad un asino trasportavano il grano.
Un abbraccio


