Cari amici,
vi scrivo dopo una settimana davvero molto afghana. Sono stato a Lashkar Gah e non essendoci altri espatriati e avendo aperto l’ufficio da poco, mancano anche gli ultimi confort che ci sono a Kandahar. Ho dormito sul materasso a terra e ho mangiato solo ed esclusivamente riso e patate…. che dieta.
I pozzi procedono ed è bello ritornare sui primi e vedere le persone felici di poter bere. Ma non è solo l’acqua di cui hanno bisogno e purtroppo spesso mi sento impotente a richieste che sono molto più grandi delle mie possibilità. Con il capo missione cerchiamo di presentare più progetti possibile, e tra un pozzo ed un altro salto in incontri sull’educazione a quelli sanitari.
La sera entro nel letto e ringrazio Dio perchè ancora per un altro giorno mi ha distrutto d’Amore.
Stiamo seguendo anche un campo profughi, che per ragioni politiche ed anche economiche, non viene riconosciuto. Abbiamo così proposto un internvento a breve termine, per sopperire almeno alla mancanza d’acqua.
Sono circa 25.000 persone, una piccola città, sono stato a parlare con tutti i rappresentanti ed è davvero disarmante entrare in tende che sono molto lontano dal nostro immaginario di “tenda” e scoprire che forse 3 o 4 famiglie vivono in così pochissimo spazio e soprattutto in condizioni che rasentano la soglia dell’estrema sopravvivenza.
C’è sempre il té ad accompagnare questi incontri, anche perchè qui è più che una tradizione, molti forse si chiederanno, come del resto l’ho fatto io, da dove viene l’acqua del té …….. da un fiume, che ho testato, e risulta inquinato!
Quando giro in macchina, tra un saltello ed un altro, cerco di trovare la forza e le idee necessarie ad aiutare più persone posso e spesso dalle lettere che mi mandate trovo questa spinta….. non mi sento solo, o meglio fisicamente lo sono, ma quello che conta e sapere che siete tutti lì. Ho imparato che ogni volta che cado, poi, devo tendere la mano e c’è sempre uno o più di voi a tirarmi in piedi, e questo lo devo anche ai miei genitori che sin da piccolo mi hanno sempre risollevato.
Adesso vi dò un pò di colore afghano. Come vi ho già detto le donne girano in burka, ovvero una sorta di lenzuolo azzurro, con una piccola retina all’altezza degli occhi. Ho visitato un centro per donne e per la prima volta ho avuto il piacere di vedere in volto una donna afghana. Addirittura , e qui , credetemi, questo è davvero sbalorditivo, una ragazza mi ha parlato senza che io la interrogassi…. davvero coraggiosa. Forse adesso capite ancora di più cosa significa essere donna in Afghanistan. Spero poter presentare un piccolo progetto per questo centro, fanno dei vestiti stupendi e l’idea è anche quella di fare corsi d’inglese e di computer nella speranza che per queste persone straordinarie ci sia un futuro diverso. Come dico al mio team, si perde tanto senza il tocco femminile e soprattutto senza poter conoscere il punto di vista della parte più sensibile dell’essere umano.
Adesso vi saluto e spero di avere vostre notizie.
Dio vi benedica


