Storie di ordinaria vita quotidiana. Vivere e condividere la vita con gli afgani mi porta sempre più vicino alla conoscenza di questa cultura molto lontana.

Ho imparato che non si può chiedere ad un afgano com’è la moglie o come cucina, e nemmeno se a sorelle. Di solito l’uomo non vede la donna da sposare prima del matrimonio, chi “controlla” che è una ragazza sana, è la madre che poi riferisce al figlio. In alcune gruppi l’uomo evita anche di andare nella zona della futura moglie per pudore. E questo e solo parte del loro mondo.
Questa settimana ho partecipato al funerale della madre del Project leader locale, è stato una cerimonia che mi ha aperto gli occhi sulla Casa di Dio. Forse tutta l’atmosfera portava a ricordare che Nostro Signore è sempre a vegliare su di noi. Nel bel mezzo del deserto, dove sono di solito ubicati questa sorta di cimiteri, ci si raccoglie tutta la comunità e anche qui tutti uomini. Eravamo in circa 200, era l’ora del tramonto e abbiamo pregato insieme. Tutti hanno una sorta di lenzuolo che appoggiano per terra per inginocchiarsi e il rito è molto preciso, fatto di inchini di ossequi e riverenze. Io, ero tra loro a pregare il mio Dio e ho capito ancora una volta che per quanto diversi mandavamo preghiere alla medesima Casa Celeste. Quanto mi manca l’odore della mia chiesa.
Ho partecipato al meeting sulla sicurezza e giusto per farvi rendere l’idea del posto in cui sono, è stata trovato una bomba inesplosa di 100pounds nel bel mezzo della città, una organizzazione nel pulire i pozzi ha rinvenuta razzi di bazuca e il fatto più triste, che a Zhare Dasht (dove sono i rifugiati) due bambini sono gravemente feriti perché si sono messi a giocare con un detonatore che è esploso.
Nel lavoro i pozzi aumentato ed aumentano ed inoltre sono stato incaricato di un altro progetto che ho tirato un po’ io da solo, ma vi parlerò quando sarà il momento. E’ così strano che dopo quasi tre mesi mi sento integrato in un mondo che non è decisamente mio. Oggi è venerdì e come al solito e vacanza, forse ci sarà la solita partitella a pallavolo alla Croce Rossa e allo stesso tempo sarà un giorno di mezzo relax. Spesso preferiamo lavorare in queste giornate, anche perché non abbiamo nessuno del personale intorno, e riusciamo a concentrarci di più sul da farsi.
Vi saluto e spero di avere presto vostre notizie.


2003
01
30
af