Quando diventare niente è ascoltare, guardare e assaporare la vita nella sua essenza,quella profonda. Una giornata stampata nel mio cuore, una giornata che ho ritrovato nei miei passi il Dio degli ultimi, il Dio negli occhi dei bambini senza scarpe.
La guerra aveva distrutto un ponte, e così ha tagliato fuori la possibilità di avere una assistenza adeguata a 87 famiglie , circa 350 persone che oggi vivono sotto dei teloni, accampati alla meno peggio.Da 2 settimane nessuno era potuto andare a visitarli, e così armato di tutto la forza e determinazione avevo deciso di mettermi zaino in spalla e fare questa passeggiata di 8 km per poter capire cosa potremo fare, che cosa possiamo portare.. di cosa hanno bisogno.
Prima del ponte una scuola, e così mi viene la brillante idea di chiedere a qualche studente una bicicletta in prestito, ovviamente non ci sono problemi, carichiamo la bici in macchina e arrivati al ponte, i militari fanno i soliti controlli e qualche risatina per il bianco con la bici.
Parto e dalla prima pedalata sento che quella forza che non è mia ma di tutto il bene che sempre voi mi avete donato e con me, e ogni pedalata prende il sapore e il suono della vita. Il sole picchia ma non colpisce la mia determinazione di poter arrivare tra questa gente.
La strada costeggia la spiaggia e ancora i segni dello Tsunami si vedono tangibili ….. ma il suono del mare stavolta non fa paura, è mio amico , la brezza rinfresca l’area e gli aironi prendono il volo al mio passaggio.
Da lontano comincio a vedere un gruppo di bambini che con le loro divise bianche d’innocenza mi aiutano a pedalare piú forte , e cosi tra i loro sorrisi e saluti i km si macinano e poi passo da tra un gruppo di mucche che pascolano, anche loro mi guardano e io sorrido alla strada.
Incrocio delle persone che portano un sacco sulla testa e anche loro sorridono e salutano.
E cosi arrivo li, dove appena vicino la strada ci sono teloni tirati su a forma di tenda, e sotto i pochi averi, pentolame ….. e cosi appena arrivo sento dei bambini salutarmi e poi si avvicinano.
Qui inizio a fare uno dei miei lavori, capire, capire , capire ….. cercare di riuscire a prendere le informazioni sullo stato della gente, e soprattutto dove prendono  acqua , dove vanno in bagno ….. dove si lavano.
L’acqua da bere è a 1km, c’è un pozzo di fronte al campo per potersi lavare…… i bagni, mi indicano i cespugli dall altra parte della strada. Cosí sto un pó con la gente, e giro per le loro tende, hanno pochi contenitori per conservare acqua, in prevalenza secchi senza coperchio, alla gente manca il sapone per lavarsi…….. e cosí prendo uno ragazzo me lo metto dietro la bici e andiamo a vedere i due pozzi, quello per lavarsi …. e quello che usano per l acqua da bere. Il primo è relativamente pulito , nessun paramento per una adeguata privacy e non coperto, qualche foto e nuovamente a pedalare…..
Il km viene mangiato dai sorrisi del bambino dietro la bici e altri due che ci rincorrono scalzi. Mi indica il pozzo, scendiamo e nel sentiero tracciato dai passi di chi ha sete di vita. E passeggiando noto un piccolo tempio a qualche metro , non posso lasciare il sentiero, in quest’area il rischio mine ancora esiste….arriviamo al pozzo e i bambini mi spiegano che la gente usa quell’acqua solo per bere e che portavano il secchio dalle tende. Lo stato del pozzo è pressoché simile a quello precedente.
Ritorno con i bambini alle tende, sto un pó con loro , e parlo e guardo, parlo e sbircio nel loro niente, divento spugna di informazioni, ho bisogno di dettagli, ho bisogno di leggere nella sofferenza cosa si può fare.
Riprendo la bici e pedalo, questa volta lungo la strada incontro una miriade di persone con dei sacchi sulla testa, al ponte c’è stata una distribuzione, cibo e cherosene, e cosí incrocio gli sguardi di chi porta sulla testa qualche altro giorno di vita, chi porta sulle proprie gambe la speranza e l’amore di chi ad anni luce di distanza di vita ha pensato a loro, quell’amore che come il vostro che leggete si è materializzato.
Sono sudato e cosí le lacrime si confondono e possono rigare indisturbate il viso , non provo a trattenerle in questo momento dove mi sento ultimo, fratello e amico.
Torno alla macchina, riportiamo la bici alla scuola , ringrazio il ragazzo che sorridente con gli amici riparte per tornare a casa……
Questa è stata una mia giornata, dove torno in ufficio, stanco , scrivo un report e siamo pronti per poter distribuire quanto prima quello che abbiamo in magazzino, i nostri scatoli con sapone, shampoo, dentifrici.. e altri prodotti per l’igiene intima, ovvero qualche giocattolo , qualche mazza da cricket ….. forse qualche secchio e qualche contenitore per l’acqua.
Poi la sera si torna a casa, a volta vado in spiaggia e guardo il mare e un po’ torno a casa, quando dalla finestra vedevo il mare attraverso i palazzi. Non provo mai solitudine o vera tristezza, perché so che qualcuno dall altre del mondo mi sta vicino e mi vuole bene. La guerra porta tanto dolore dentro e spero che questo messaggio arriverà ai miei figli e spero ai vostri.
Vi abbraccio tutti.Vostro amico e fratello!
Peppe

2008
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